Dopo l’interruzione dedicata a GoMining, CoinDesk e GoBTC Pay, riprendiamo la serie di approfondimenti sui panel di ETHMilan 2026 con uno dei temi più importanti per capire dove sta andando davvero il settore crypto: la DeFi.
Il panel si intitolava “DeFi Trends: what’s ahead for decentralized finance?”. Sul palco c’erano DavideFi, co-founder di ETHMilan e LFJ, come moderatore, insieme a Dan Rysk di Rysk, Federico Tenga, Alberto Amadio di Keyrock e Connor Howe di Enso.
La domanda di partenza era diretta: cosa è cambiato nella finanza decentralizzata? Il vecchio yield farming è davvero finito? E soprattutto, quale tipo di DeFi può funzionare nella prossima fase?
La DeFi non è morta.
Sta diventando più seria.
Questa, secondo me, è la frase che sintetizza meglio l’intero panel. Perché dopo anni di euforia, token distribuiti come incentivi, APY fuori scala, capitali opportunistici e protocolli costruiti più per attrarre liquidità che per risolvere problemi, il settore sembra finalmente costretto a una domanda più adulta.
Non più solo: quanto rende?
Ma: da dove arriva quel rendimento? Quale rischio sto assumendo? Chi paga davvero quell’APY? Il protocollo genera utilità reale o vive solo di incentivi?
DeFi Trends: cosa emerge dal panel di ETHMilan 2026
- La DeFi sta uscendo dalla fase più euforica: meno yield farming cieco, meno incentivi artificiali, più attenzione alla sostenibilità.
- Il capitale diventa più selettivo: non basta più promettere APY, bisogna dimostrare da dove nasce il rendimento.
- Gli stessi utenti non bastano più: la DeFi non può continuare a riciclare sempre gli stessi capitali crypto-native.
- Le istituzioni stanno osservando: ma la DeFi deve maturare senza diventare una semplice copia della finanza tradizionale.
- On-chain finance potrebbe diventare il nuovo linguaggio: meno retorica sulla decentralizzazione assoluta, più attenzione a trasparenza, programmabilità e verificabilità.
- Enso, Rysk e Keyrock rappresentano tre direzioni complementari: infrastruttura, volatilità/risk management e capital efficiency.
- La prossima DeFi sarà misurata dall’utilità: non solo TVL, non solo token, non solo narrativa, ma prodotti che qualcuno ha davvero bisogno di usare.
La fine della DeFi come casinò degli incentivi
Per capire dove sta andando la DeFi, bisogna partire da ciò che non può più funzionare come prima.
Negli anni della DeFi Summer sembrava che bastasse lanciare un protocollo, distribuire token, promettere rendimenti elevati e attirare liquidità. Il capitale arrivava rapidamente, inseguiva l’incentivo più alto, si spostava da una chain all’altra, da un vault all’altro, da un farming program all’altro.
Era una DeFi creativa, esplosiva, piena di energia, ma anche estremamente fragile.
Quando il rendimento nasce solo dall’emissione di token, prima o poi qualcuno resta con il cerino in mano.
Questo non significa che il rendimento non conti più. Il rendimento è e resterà una componente centrale della finanza on-chain. Ma oggi la domanda deve essere più precisa: quel rendimento nasce da domanda reale, da fee, da liquidità produttiva, da strumenti di copertura, da credito, da market making, da uso effettivo del protocollo o solo da emissioni temporanee?
Questa è la differenza tra una DeFi che brucia capitale per attirare attenzione e una DeFi che organizza meglio il capitale.
Il capitale non vuole più solo APY. Vuole qualità del rischio.
Una delle grandi lezioni degli ultimi anni è che gli utenti sono diventati più selettivi. Il mercato ha visto hack, bridge vulnerabili, protocolli morti, token senza valore, governance inutili, incentivi insostenibili e progetti capaci di raccogliere molto prima ancora di dimostrare qualcosa.
Questo ha cambiato il modo in cui il capitale guarda alla DeFi.
Prima bastava spesso una promessa: rendimento alto, tokenomics aggressiva, narrativa forte, community rumorosa.
Oggi serve di più.
Il punto non è più inseguire il rendimento più alto.
Il punto è capire se quel rendimento ha una ragione economica.
Questa è una maturazione importante. Perché la finanza, quando è seria, non parla solo di rendimento. Parla sempre di rapporto tra rischio e rendimento.
Un APY elevato senza spiegazione non è un’opportunità. È una domanda da fare meglio.
Da dove arriva? Chi lo paga? Che cosa succede se la liquidità esce? Che rischio smart contract sto assumendo? Che rischio di controparte esiste? Quale rischio di mercato è nascosto dentro la strategia? Quale rischio di liquidità può emergere quando tutti vogliono uscire nello stesso momento?
La DeFi produttiva nasce quando queste domande diventano centrali.
Sempre gli stessi utenti non bastano più
Un altro tema importante del panel riguarda la base utenti.
Per troppo tempo la DeFi ha parlato quasi esclusivamente agli stessi soggetti: utenti esperti, wallet abituati a muoversi su più chain, farmer, trader, degen, early adopter, community crypto-native e capitali capaci di spostarsi in pochi minuti da un protocollo all’altro.
Questo ha creato un ecosistema molto dinamico, ma anche chiuso su se stesso.
Una tecnologia finanziaria non diventa grande quando resta un gioco per iniziati.
Diventa grande quando risolve problemi anche per chi non vive dentro la bolla crypto.
La DeFi non può crescere davvero se continua a riciclare sempre gli stessi utenti, gli stessi capitali e gli stessi comportamenti opportunistici.
Deve diventare utile anche per chi non passa le giornate tra Telegram, Discord, bridge, DEX, gas fee, governance token, vault, pool di liquidità e dashboard di rischio.
Questo non significa tradire la cultura crypto. Significa portarla a un livello più maturo.
Una finanza aperta, programmabile, trasparente e globale può avere un impatto enorme. Ma per averlo deve uscire dalla nicchia e diventare comprensibile, affidabile e realmente utile.
Le istituzioni stanno guardando la DeFi, ma il rischio è enorme
Uno dei passaggi più interessanti del panel è il cambio di prospettiva nel rapporto tra DeFi e finanza tradizionale.
Per anni è stata soprattutto la DeFi a cercare attenzione, legittimazione e capitale da parte del mondo istituzionale. Oggi, invece, anche molte istituzioni osservano la finanza on-chain con una curiosità diversa.
Il motivo è chiaro: stablecoin, tokenizzazione, lending on-chain, AMM, mercati automatizzati, prodotti strutturati, execution, infrastrutture di liquidità e strategie programmabili hanno dimostrato che qualcosa di nuovo è possibile.
Ma qui si apre un rischio enorme.
La DeFi non deve diventare semplicemente TradFi con una distribuzione Web3.
Se le istituzioni entrano on-chain soltanto per replicare gli stessi modelli chiusi, gli stessi privilegi, gli stessi intermediari, la stessa opacità e la stessa asimmetria informativa, allora non stiamo innovando davvero.
Stiamo solo cambiando interfaccia.
La vera sfida non è portare la finanza tradizionale dentro la DeFi. È fare in modo che la finanza tradizionale impari qualcosa dalla DeFi: trasparenza, verificabilità, automazione, accesso globale, componibilità, riduzione delle frizioni e possibilità di audit pubblico delle logiche finanziarie.
DeFi per istituzioni, ma senza perdere l’anima
Durante la discussione è emersa una tensione molto interessante: possiamo costruire DeFi per istituzioni, ma deve restare DeFi.
Questa frase sembra semplice, ma contiene un’intera battaglia culturale.
Da una parte, se la DeFi vuole attrarre capitali più grandi, dovrà parlare un linguaggio più leggibile per fondi, market maker, asset manager, family office, broker, desk istituzionali e operatori regolamentati.
Serviranno audit migliori, risk management più serio, interfacce professionali, reporting, compliance, sicurezza, liquidità profonda e infrastrutture affidabili.
Dall’altra parte, se per diventare accettabile la DeFi deve rinunciare completamente alla sua natura aperta, programmabile, componibile e permissionless, allora rischia di perdere ciò che la rende diversa.
La DeFi deve maturare senza diventare una copia della finanza che voleva superare.
Il punto non è scegliere tra purezza ideologica e adozione istituzionale.
Il punto è costruire un equilibrio: abbastanza solida da reggere capitali seri, abbastanza aperta da non diventare una semplice replica della finanza tradizionale.
Dal decentralized finance all’on-chain finance
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il linguaggio.
Forse, nei prossimi anni, parleremo sempre meno di decentralized finance e sempre più di on-chain finance.
Questa distinzione è importante.
Perché molti protocolli che oggi chiamiamo DeFi non sono decentralizzati in senso assoluto. Esistono team, multisig, front-end, oracoli, governance, operatori, market maker, bridge, sequencer, custodi, layer infrastrutturali e punti di dipendenza più o meno espliciti.
Dirlo non significa sminuire il settore. Significa renderlo più onesto.
La decentralizzazione assoluta è un ideale.
La finanza on-chain è una trasformazione già in corso.
Il valore più immediato, in molti casi, non sarà la decentralizzazione totale, ma il fatto che la finanza possa funzionare su binari trasparenti, programmabili, verificabili, interoperabili e globali.
Questa è una delle evoluzioni più importanti da osservare: meno slogan, più architettura finanziaria.
Enso: quando l’infrastruttura diventa invisibile
Il contributo di Connor Howe di Enso va letto proprio in questa direzione.
Enso rappresenta il tema dell’infrastruttura invisibile: un livello che permette agli sviluppatori di integrare interazioni e protocolli on-chain dentro applicazioni e prodotti senza dover ricostruire ogni volta tutto da zero.
Questo può sembrare un dettaglio tecnico, ma non lo è.
Se la DeFi vuole diventare una vera infrastruttura finanziaria, non può obbligare ogni nuovo prodotto a gestire manualmente routing, smart contract, liquidità, protocolli, chain, strategie e composabilità.
La DeFi diventa grande quando i suoi binari diventano abbastanza semplici da essere usati da altri prodotti.
Questa è la stessa logica che abbiamo già visto parlando di invisible rails, stablecoin e pagamenti: le infrastrutture più importanti spesso diventano invisibili per l’utente finale.
L’utente non deve vedere ogni passaggio tecnico. Deve poter usare un prodotto che funziona.
Per approfondire il lato infrastrutturale, puoi consultare anche le risorse ufficiali di Enso.
Rysk: la DeFi adulta deve imparare a gestire volatilità e rischio
Il contributo di Dan Rysk porta invece il discorso verso volatilità, opzioni e prodotti strutturati.
Questo è un passaggio importante perché racconta una DeFi più adulta.
La finanza tradizionale non è fatta soltanto di spot trading e lending. È fatta anche di rischio, copertura, volatilità, derivati, strategie complesse, gestione dinamica del capitale e strumenti che permettono a operatori diversi di esprimere visioni diverse sul mercato.
Se la DeFi vuole diventare un sistema finanziario alternativo o complementare, deve sviluppare anche questa profondità.
La DeFi cresce quando passa dagli incentivi al risk management.
Non basta avere pool di liquidità. Non basta avere token. Non basta avere stablecoin.
Servono strumenti per gestire esposizione, rendimento, volatilità, copertura e rischio in modo più sofisticato.
Rysk si inserisce proprio in questo spazio: strategie di volatilità, opzioni e strumenti on-chain che provano a portare logiche finanziarie più mature dentro l’ambiente DeFi.
Per approfondire questa parte puoi consultare anche la documentazione di Rysk.
Keyrock: capital efficiency e liquidità come infrastruttura
Il punto di vista di Alberto Amadio di Keyrock si collega invece al tema della capital efficiency.
La finanza, in fondo, è anche questo: far muovere meglio il capitale, ridurre inefficienze, aumentare profondità di mercato, migliorare pricing, collegare chi ha liquidità con chi ha bisogno di strumenti finanziari e rendere i mercati più funzionali.
La DeFi ha mostrato un potenziale enorme in questo senso, ma ora deve dimostrare di poterlo fare in modo sostenibile.
Non basta dire che un mercato è aperto.
Deve esserci liquidità reale.
Non basta dire che un protocollo è permissionless. Deve esserci profondità.
Non basta dire che una strategia è automatizzata. Deve esserci un rapporto sensato tra rischio e rendimento.
È qui che la DeFi può diventare interessante anche per operatori tradizionali: non come narrativa, ma come infrastruttura di efficienza.
Per approfondire il ruolo della liquidità nei mercati digitali, puoi consultare anche il sito ufficiale di Keyrock.
Il problema dei protocolli costruiti per raccogliere, non per servire
Verso la parte finale del panel è emerso un tema che considero fondamentale: il rapporto tra fundraising, token, equity e prodotto reale.
Nel settore crypto abbiamo visto progetti raccogliere decine di milioni, restare comodi per anni, rimandare il prodotto, cambiare narrativa, inseguire il mercato e a volte dimenticare la cosa più importante: servire utenti reali.
Quando raccogliere capitale diventa il prodotto, il prodotto vero rischia di non nascere mai.
Quando il token diventa il centro, l’utilità rischia di diventare secondaria.
Quando la narrativa diventa più importante dell’esecuzione, il mercato prima o poi presenta il conto.
La nuova DeFi non può essere costruita per impressionare investitori.
Deve essere costruita per risolvere problemi.
Questa è una lezione importante anche per chi osserva il mercato da investitore o da utente.
Non bisogna guardare solo chi ha raccolto di più, chi ha il logo più bello, chi ha la narrativa più forte o chi viene citato più spesso su X.
Bisogna chiedersi: quale problema risolve? Chi lo usa? Perché dovrebbe continuare a usarlo anche senza incentivi? Qual è il vantaggio reale rispetto a ciò che esiste già?
La DeFi resta un playground, ma oggi il mercato è meno ingenuo
Una delle riflessioni più interessanti del panel è che la DeFi resta un enorme playground.
È ancora uno spazio dove si può sperimentare. Dove si possono costruire primitive nuove. Dove si possono combinare protocolli, asset, stablecoin, RWA, lending market, derivati, vault, strategie, market maker, automazioni e interfacce in modi che la finanza tradizionale faticherebbe anche solo a immaginare.
Ma oggi questo playground è meno ingenuo.
Il mercato ha visto fallimenti, hack, incentivi insostenibili, protocolli morti, governance inutili, token senza valore, bridge vulnerabili e narrativa senza prodotto.
La DeFi resta un laboratorio.
Ma oggi il mercato chiede risultati, non solo esperimenti.
E forse è proprio questo il punto più positivo.
Una fase meno euforica può sembrare meno eccitante, ma spesso è la fase in cui si costruiscono le cose più importanti.
Meno rumore significa più spazio per chi lavora davvero.
Meno capitale facile significa più disciplina.
Meno hype significa più attenzione al prodotto.
Meno utenti opportunistici significa più bisogno di utenti reali.
Il mio punto di vista: la DeFi deve diventare produttiva
Il mio punto di vista è questo: la DeFi non deve più dimostrare di poter creare rendimento dal nulla.
Deve dimostrare di poter organizzare meglio il capitale.
Deve dimostrare di poter rendere i mercati più efficienti.
Deve dimostrare di poter dare accesso a strumenti che prima erano chiusi.
Deve dimostrare di poter integrare stablecoin, RWA, lending, derivati, pagamenti e strategie in modo più intelligente.
E soprattutto deve dimostrare di poterlo fare senza bruciare utenti.
La DeFi produttiva non è quella che promette il rendimento più alto.
È quella che crea utilità reale con un rischio comprensibile.
Questo è il salto culturale che serve.
Non basta più dire “è decentralizzato”.
Non basta più dire “è on-chain”.
Non basta più dire “ci sono incentivi”.
Non basta più dire “arrivano le istituzioni”.
Serve una domanda più semplice e più spietata: funziona davvero?
Una DeFi meno romantica, ma più utile
La prossima DeFi sarà probabilmente meno romantica rispetto agli anni iniziali.
Ci saranno più istituzioni, più compliance, più prodotti strutturati, più interfacce professionali, più attenzione al rischio, più infrastrutture invisibili e forse meno narrativa cypherpunk pura.
Questo può piacere o non piacere.
Ma la domanda vera è: questa evoluzione renderà la DeFi più utile?
Se la risposta sarà sì, allora il settore avrà fatto un passo avanti.
Il futuro della DeFi non sarà misurato solo dal TVL.
Sarà misurato dalla qualità dell’utilità che riuscirà a generare.
Questa, secondo me, è la lezione più importante del panel.
La DeFi non deve tornare a essere quella del 2020. Deve diventare qualcosa di più maturo: meno euforia, più infrastruttura; meno incentivi vuoti, più capitale efficiente; meno promesse, più prodotti che qualcuno ha davvero bisogno di usare.
Se riuscirà a fare questo passaggio, non sarà più soltanto una nicchia crypto.
Diventerà una nuova infrastruttura finanziaria.
Nel precedente approfondimento della serie ETHMilan ho parlato di tokenizzazione RWA, asset reali e utilità on-chain . Questo articolo aggiunge un passaggio ulteriore: perché quegli asset e quei flussi diventino davvero utili, serve una DeFi più produttiva, più liquida e più matura.
Vuoi approfondire come stablecoin, RWA, DeFi e infrastrutture on-chain stanno cambiando la finanza digitale?
Leggi altri approfondimenti Prenota una chiamata con meFAQ: DeFi Trends e futuro della finanza decentralizzata
Cosa significa DeFi Trends?
DeFi Trends indica le principali direzioni evolutive della finanza decentralizzata: capital efficiency, risk management, on-chain finance, infrastrutture invisibili, stablecoin, RWA, lending e prodotti strutturati.
La DeFi è morta?
No. La DeFi non è morta, ma sta attraversando una fase più selettiva. Dopo la stagione dell’hype e dello yield farming aggressivo, il mercato chiede prodotti più utili, sostenibili e comprensibili.
Perché il vecchio yield farming non basta più?
Perché molti modelli basati solo su incentivi e distribuzione di token non hanno creato rendimento sostenibile. Oggi è fondamentale capire da dove arriva l’APY, quale rischio comporta e se esiste una domanda reale dietro il protocollo.
Che differenza c’è tra DeFi e on-chain finance?
DeFi richiama l’idea di finanza decentralizzata. On-chain finance è un concetto più ampio e descrive strumenti finanziari che funzionano su blockchain, anche quando non sono completamente decentralizzati.
Qual è il futuro della DeFi?
Il futuro della DeFi dipenderà dalla capacità di creare capitale più efficiente, strumenti di gestione del rischio, liquidità reale, prodotti utili e infrastrutture affidabili anche per utenti e operatori non crypto-native.
Disclaimer: questo contenuto ha finalità informative, educative e promozionali. Non costituisce consulenza finanziaria, legale o fiscale, né raccomandazione di investimento. DeFi, protocolli on-chain, vault, lending, derivati, stablecoin, RWA, strategie di rendimento e strumenti crypto sono complessi e soggetti a rischi, inclusa volatilità del mercato, rischio tecnologico, rischio smart contract, rischio di liquidità, rischio operativo, rischio di controparte, rischio regolamentare e perdita del capitale. I rendimenti, i payout, le simulazioni e i risultati mostrati o citati sono variabili, non garantiti e dipendono da molteplici fattori. In ambito crypto ha senso esporsi solo con capitale che sei realmente disposto a perdere.